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Vita raminga, solo un po’..

7 agosto 2010

Un’altra partenza. Un altro commiato dalla vita quotidiana intrisa di faccende domestiche come professionali, corse contro il tempo e remote possibilità di farci entrare proprio tutto, in questo vivere sociale senza scampo.

Il momento migliore di ogni partenza è lo start up, non la ricerca dei luoghi da visitare, non la preparazione dell’itinerario, non l’organizzazione logistica, nemmeno l’atto di percorrere una strada o un sentiero o una linea ferroviaria o aerea. Ma quel catartico intervallo temporale nel quale osservi giacere i tuoi bagagli ancora intonsi sul pavimento. Sono vuoti ora. Aspettano d’essere colmati di uno spaccato di vita. Raminga. In fondo è quello il momento in cui tutto comincia, si esaurisce e restituisce aspettative e potenzialità. Osservi i tuoi bagagli dall’alto e la tua immaginazione non ha fine.. è allora che vivi la tua partenza e il tuo viaggio. Dove sarai, chi incontrerai, con quale spirito affronterai il distacco.

Intanto la mente corre a quel che ho fatto ieri, a quelle ore di serenità che mi sono concessa immersa nella natura e alla piacevolissima compagnia. Una missione che ogni anno si ripete e a cui spero ancora di partecipare, provvedere alla sistemazione del nido dei capovaccai nell’oasi protetta della gravina di Laterza. Un luogo fantastico che molto si presta all’evoluzione immaginifica dell’essere umano. Un posto davvero speciale. E un luogo a cui sono assai legata affettivamente; la mia prima discesa nel vuoto..

Mentre i ricordi corrono instancabili nella mia mente penso che i bagagli giacciono ancora là, sempre sul pavimento, dove li ho lasciati, in attesa di preparazione. Devo ricordarmi di recuperare l’attrezzatura di progressione speleologica, ché c’è un paio di sopralluoghi da fare giù in Lucania, dove torno sempre con assai piacere, che mi pare di tornare come in una seconda casa.

Quella dello speleologo è una vita particolare. Speciale. Hai possibilità di muoverti in certi spazi inaccessibili al resto del mondo e di goderti la natura per quello che realmente ha da offrire. Un amore incondizionato per quegli ambienti che solo sperimentandoli e sentendoli sull’epidermide puoi assaporare e gustare, fermandoti sul ciglio di un abisso (esterno o interno che sia) e provare a pensare quanto è immensa la potenza della Terra e quanto invece siamo poco accorti noi.

Gli scherzi della mente, ora che sono ferma a raccontare i pensieri, sono strani. Resto immobile a scrivere, quasi catturata da qualcosa che devo ancora dire, forse. E intanto ripenso ai miei “pulcini” (come ho pensato ai piccoli di capovaccaio ieri nel paradigma dell’istinto protettivo). Sono stati mesi lunghi e grevi, carichi di tanti malesseri e molte preoccupazioni. Un anno che ripeto da tempo: pesante. E arrivo a questa pausa estiva esausta.

È qui, in queste ore, che si sta giocando il mio viaggio. Cosa metterò nei bagagli, oltre l’attrezzatura?

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