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La mia spedizione in Portogallo – IV

10 maggio 2010

Silenziosa me ne sto

paziente e quiescente

nelle profondità di questo monte,

sapiente che tu, esploratore,

oggi, come ieri, percorrerai le mie vie

e scoprirai vuoti vicini a te,

lontani dall’occhio inesperto..

La seconda settimana della nostra avventura ha preso il via. Dopo la pausa-Lisbona torniamo al nostro impegno quotidiano con la nostra grotta.

Siamo rientrati al Cised, ieri sera, e abbiamo scoperto (l’espressione dei nostri volti rimarrà stampata nella mia memoria) che i nostri compagni hanno “portato a casa” nuovi tratti da rivedere, fotografare e rilevare. Le chiacchierate notturne sono l’unico svago che ci è concesso e stamani mi sono svegliata con il pensiero ai cataclismi naturali. Effetto esaurimento, non c’è dubbio. Forse di notte non dovremmo parlare di terremoti, inondazioni e fulmini annienta-dimore!

Il solito caos mattutino: briefing per organizzare le squadre, vai e vieni dalle stanze e dalla toilette, tubolari circolanti per il materiale, viveri da preparare, attrezzature per scatti e rilievo da sistemare, Dino caporale che ci urla costantemente di fare presto.

Tutti in grotta, oggi. C’è chi dovrà effettuare le risalite per spiare cosa preserva Talismã, qualcun altro assisterà le operazioni a supporto nel caso “continui” e occorra proseguire; c’è chi dovrà dedicarsi al disegno sul palmare con i collaboratori avanti e indietro a prendere misure; chi, assieme a me, tornerà a immortalare la cavità, in mezzo a un mare di fango e tanta acqua.

Come al solito la mia squadra è la prima ad entrare. Ci aspettano il salone del crollo e il ramo fossile. Di nuovo attraversiamo il fiume controcorrente fino alla fine – un chilometro circa – (le gambe, anche se affaticate, ne gioveranno), al bivio dovremo risalire la frana e infilarci nella galleria, per poi tornare indietro e risalire il ramo dei fantasmi. Tutto da documentare.

Fangoteca o fangolandia, mamma mia quanto fango! Povera canon. Un pensiero banale va a quelle persone che pagano soggiorni settimanali presso centri termali. Noi qui ne abbiamo in abbondanza. Tuta, stivali e scarponi, mani, viso e persino intimo (per chi non ha indossato la consueta muta) stanno per assumere la medesima colorazione.

Ci spingiamo nel grande salone fantasticando sulle ipotesi di proseguimento della grotta, sui punti di convergenza delle acque, e confrontandoci su eventuali scenari della Talismã 2. L’ambiente è alto, evidentemente ci addentriamo verso il crinale alto della montagna; la frana è un tantino pericolante, evidentemente è recente; l’umidità, anche qui, è notevole, e l’obiettivo fatica a mettere a fuoco. Trasciniamo membra e attrezzature su questi massi enormi, viscidi quanto basta per scivolare senza accorgersi, e osserviamo la conformazione di questo ambiente: tutto è giovane intorno a noi, qualcuno stima un trentennio. L’illuminazione che portiamo con noi, in alcuni casi, non è sufficiente per immortalare l’ampiezza della caverna e dobbiamo ingegnarci. La fantasia non ci manca e in qualche posa un po’ improbabile proviamo a spingerci con l’immaginazione verso la  reazione di chi vedrà le foto..

Talvolta il profondo desiderio di conoscenza immola la stanchezza e il logorio mentale. Quando tutto finisce e si torna a casa il ricordo dell’esperienza condivisa con i compagni di viaggio resta tutt’altro che un colore sbiadito sulle pagine di un taccuino..

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