La mia spedizione in Portogallo – III
Solitaria è la via
ma il canto delle vostre anime
si consuma nel caos metropolitano.
Farete ritorno a me
e nuove speranze conquisterete.
Chi non m’ha abbandonato
oggi
clemenza e benevolenza ha incontrato
nei miei anfratti..
La nostra permanenza in Portogallo tollera una pausa: è Pasquetta in Italia e noi ne approfittiamo. Qui è un giorno come un altro e ci concediamo il lusso, per un giorno, di fare da turisti.
Partiamo presto dal Cised (il centro dove siamo ospiti del Comune e che scopriamo essere una realtà interessante, un modello da prendere in considerazione, una cuccagna per gli speleologi) e ci dirigiamo verso la capitale col pulmino che l’amministrazione ci ha messo a disposizione per lo spostamento, con tanto di autista.
Lisbona l’avevamo intravista all’arrivo, ma solo di sfuggita.
La prima tappa è il Castelo de Saõ Jorge nel quale consumiamo la nostra sete di curiosità nei confronti di un paese tanto antico. Durante la Reconquista cristiana il castello e la città di Lisbona furono liberate dal controllo dei Mori dal re Alfonso Enrico che riuscì nell’impresa con l’aiuto dei crociati nord-europei che prendevano parte alla Seconda crociata. L’assedio di Lisbona, nel 1147, fu l’unico successo di quella crociata. Secondo una famosa leggenda, il cavaliere Martim Moniz, notando che una delle porte del castello era aperta, impedì che la porta si chiudesse di nuovo con il suo corpo, sacrificando la sua vita ma permettendo ai Cristiani di entrare. Il castello aiutò Lisbona a
impedire successive incursioni moresche alla fine del XII secolo. Quando Lisbona divenne la capitale del regno, nel 1255, divenne la sede del Palazzo Reale (l’Alcáçova), rinnovato attorno al 1300 da Re Dionigi I. L’area del castello è di forma quadrata, in origine circondata da un muro, e formava la cittadella. Questa consiste del castello vero e proprio (il castelejo), alcune costruzioni (comprese le rovine del Palazzo reale), giardini e una larga piazza con delle terrazze che permettono di godere di uno splendida vista sulla città di Lisbona. L’entrata principale della cittadella è costituita da un cancello del XIX secolo con lo stemma del Portogallo, il nome della Regina Maria II e con la data, 1846.
Quanta cultura, e mica lo potevamo sapere!
Presi da un vortice famelico, la banda (oggi manca il presidente che è rimasto a Penela a “studiare” mentre il gruppetto fresco che ci ha raggiunti ieri sera ha deciso di attivarsi subito
in grotta) decide di dirigersi a caccia di cibo.. Di nuovo assaggiamo le bontà locali, con piatto unico a base di Bacalhau cucinato nelle maniere più impensabili per noi italiani, che al massimo sappiamo prepararlo in 3-4 modi. Il Portogallo ha una lunga tradizione da questo punto di vista: da queste parti si dice che esistono più di 365 modi per cucinare il bacalhau, uno per ogni giorno dell’anno.
L’economia di questa nazione, un tempo si reggeva su agricoltura e pesca; impero transcontinentale, è stata tra quelle più potenti del mondo. In Portogallo la crescita economica è stata superiore alla media Ue, per gran parte del decennio 1990-2001, anche se il Pil pro-capite rimane sotto il 75% di quello delle principali economie europee.
Così ci diamo da fare e tra bacalhau frito, alla minhota, alla stagna e alla brás, ci immergiamo in improbabili tradizioni da esportare (già sento qualcuno ribattere: “questo, preparato con un bel piatto di spaghetti è la morte sua!” Peccato si riferisse ai gamberi).
La città si propone a noi, ora, con un aspetto diverso; soddisfatta la necessità corporea cosa c’è di meglio di partire alla scoperta della civiltà moderna (cogliendo la storia degli edifici)?
L’intraprendente caporale maggiore (Dino Grassi) riesce a convincerci (dobbiamo aver bevuto qualche goccio in più dello straordinario vino locale) a seguirlo in tour assurdo in.. tram.
L’idea, che devo dire ha rischiato di separare il nutrito gruppo per via delle diverse esigenze, alla fine ha coinvolto tutti. Povero Vincenzino Iurilli è dovuto restare a piedi per tenere i contatti con il nostro autista, chissà dove imboscato. Ma non si perde granché: il giro si esaurisce qualche centinaio di metri dopo per via di uno straordinario intasamento della viabilità (l’unica nota curiosa: vediamo all’opera i portoghesi prender passaggi “gratis”). E così il danno e la beffa: ripercorriamo su rotaie lo stesso tratto di strada a piedi di pocanzi! Che gruppo di esauriti!
Siamo simpatici però, almeno se non combinassimo certe scemate, mica potremmo raccontarcelo dopo.
Sorpresi dall’insolito caldo scoppiato nel primo pomeriggio cerchiamo disperatamente riparo sotto i balconi (ma mica ce ne sono di bassi) e viuzze riparate; la nostra tolleranza comincia a barcollare e con tutto il tempo che siamo stati capaci di perdere decidiamo di avviarci verso il nostro locomotore, che per lo meno potrà condurci, con fare maestro, in luoghi degni di nostra visita.
Intercettiamo Iurillino e ci fiondiamo verso un nuovo orizzonte.. sconosciuto. Assonnati e storditi quasi non badiamo al tragitto, ma io che sono seduta davanti, tento di intuire dove andiamo. Scopro così che ci dirigiamo verso il Cristo Rei. Ma come? A questa banda di insensibili non è che gliene può importante tanto di questa mastodontica creazione..
Il Cristo-Rei è una grande statua di Gesù Cristo che si trova nella città di Almada, sulla riva sinistra del fiume Tago, e di fronte la città di Lisbona. La statua, ispirata alla statua del Cristo Redentore che si trova a Rio de Janeiro, venne costruita dal dittatore portoghese António de Oliveira Salazar e venne inaugurata il 17 maggio 1959. La base della statua venne progettata dall’architetto António Lino e ha la forma di una porta alta 75 metri di altezza, al di sopra della quale è posta una statua di 28 metri raffigurante il Cristo Re.
Detto fatto, infatti, vince la maggioranza: “niente giro sulla statua”. Intanto si sono fatte quasi le sei del pomeriggio e noi vogliamo vedere l’oceano.
Altre circa due ore di bus e lo scoppiamento aumenta. Arriviamo a Cascais (zona residenziale) e abbiamo solo voglia di passeggiare e rilassarci. Una-due-tre birrette, un gelato, un caffè e qualche scatto memorabile, conditi da chiacchiere e distintivo..
Il nostro tempo a disposizione è scaduto, non c’è più luce solare e dobbiamo rientrare. Ci aspettano altre tre ore circa per tornare al nostro Cised e per pensare al briefing di domattina.
Solo dopo scopriremo che i nostri compagni di spedizione, quelli che oggi sono andati a far visita a Talismã, hanno forse trovato nuove zone
inesplorate..
[to be continued]
[la foto del Cised è di Vincenzo Martimucci, la foto di Cascais è di Mario Manzari, la foto di gruppo e l'ultima sono di Piero Netti]
Visto il tuo amore per il Portogallo, ti segnalo che c’è un bel libro di Miranda Miranda che si chiama “Il Portogallo è un’isola”. E’ un breve reportage di viaggio, ma molto bello e appassionato.
Luca